“Ma poi che cos’è un Vino?”

È quello che dovrebbe chiedersi qualche docente – di marketing, di comunicazione, di quello che volete voi – è soprattutto quello che dobbiamo chiederci tutti, prima di mettere in atto politiche e strategie promozionali.
Non può non tornarmi in mente questa domanda in tempi di vendemmia (e Rostand non si rivolti nella tomba, perché un bacio e un vino hanno qualcosa in comune). E gli amici (e le parenti) che il vino lo producono e i circostanti che si occupano di comunicazione – chiamo fuori da questo discorso il giornalismo che invece si occupa di informazione – proprio in questi giorni di vendemmie complicate e impegnative, il cui frutto lascia ben più domande delle consuete, potrebbero alzare il capo dal lavoro in corso e finalmente porsela anche loro.
Non è una domanda retorica, non è una domanda capziosa, non è nemmeno polemica: è la base da cui partire per fare della comunicazione sul vino, per farlo conoscere, per promuovere un’etichetta, un marchio o una doc. Per promuovere bisogna saper commuovere e se il verbo non vi piace posso sostituirlo con ‘emozionare’, oppure creare interesse.
La cosa buffa – si fa per dire – è che il mondo del vino è una vera e propria biblioteca di emozioni: mi viene in mente soprattutto(ma non solo) in tempi di vendemmia, quando sarebbe interessante che invece di sparare numeri o dati inamidati, che vengono letti come si beve un bicchier d’acqua, a qualcuno venisse in mente di coinvolgere gli spettatori / lettori nei sentimenti che la vendemmia porta con sé. Qualcosa di talmente emozionante, da essere in grado di mettere in sintonia vino con uomini (e con consumatori potenziali) in modo profondo. Vino con l’anima? Eh sì, e con il cuore e con la mente. Perché senza emozioni non si comunica. I numeri lasciamoli a chi deve far tornare i conti. E se saremo capaci di emozionare in modo non retorico e banale, i conti torneranno meglio.

16 pensieri su ““Ma poi che cos’è un Vino?”

  1. Comunicare un vino con le emozioni è cosa difficilissima per chi si occupa solo di comunicazione e il vino non lo ha mai fisicamente fatto piangendoci, ingobbendosi e maledendo il corso delle cose e delle stagioni.
    Come ogni prodotto nasce sotto il cielo bisognerebbe starci, per comunicare a chi beve, di cosa si sta parlando e di che mondo si tratti.
    Vino, ma include paesaggio nel rispetto del luogo si è, include,storie di chi c’era, visite di amici e acquirenti, include amore per dove si pestano i piedi e si ululano poesie al signore quando il vento è contrario.
    Il vino è amore, poesia e bestemmie.

  2. “il vino è amore, poesia e bestemmie”, in altre parole emozioni. Qualcosa che viene quasi sempre dimenticato, facendo un torto a vini e produttori. Ma molti nostri ‘prodotti’ sono in credito di comunicazione adeguata, consapevole e non solo compiacente o ‘automatica’.

  3. Biblioteca di amezioni: mi piace questa definizione… mentre nuvolonoi nerissimi scodellano acqua su Sinalunga e vanno verso Montepulciano, lasciandoci ancora una volta all’asciutto con i grappoli che gridano aiuto e si rattrapiscono. La vendemmia fra de giorni, se ce la lascia
    Che tipo di emozione è questa? Paura/speranza oppure … Ketepozzino…

    • Non vorremmo nuvoloni grevi, ci basta una notte di buona pioggia; ma chi non conosce la vendemmia, manco lontanamente può immaginare qual è il sentimento con cui s’attende.

  4. …stiamo vendemmiando ora qui in alto Monferrato, il Dolcetto: bellissima uva, grande emozione, caldo ancora estivo, spirito amicale fra gli amici che in gruppo si aiutano…quasi la società perfetta, se tutto fosse così niente default in giro per il mondo…

  5. Buongiorno cara Silvia. I tuoi commenti sono benvenutissimi. Però, anche tu (perciò son io che ho sbagliato tone of voice e probabilmente anche il titolo), non raccogli l’aspetto meno ‘romantico’, cioè che il vino ha bisogno di far capire a chi non lo conosce (la maggior parte dei consumatori) chi è, ancora prima di “che cos’è”!

  6. Nei confronti del vino spesso abbiamo delle assurde pretese. Per me è soltanto la verità, o piuttosto una difficile ricerca della verità. Guardo il vino sul tavolo e se soltanto provo a giudicarlo mi sembra invece che sia lui che guarda me e che sembra dirmi: “non provare a giudicarmi, perché sarò io a valutare te”.

    • Ciao Mario!
      Bella operazione quella di mettersi ‘nei panni dell’altro’. Bella, spesso è anche ricca di spunti. Non avevo mai pensato, però, di ‘mettermi nei panni’ del vino, che adesso mi immagino mentre mi guarda dal bicchiere …
      Chissà quante cose avrebbe da raccontare di sé – e di noi -: un vino come commensale, suggestione inedita.

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